Il presente resoconto, redatto dagli studenti e dalle studentesse che hanno partecipato, documenta l’esperienza sul campo condotta nell’ambito del progetto FSL MicroMar Global, svoltasi nel borgo di Pettorano sul Gizio (AQ) dal 17 al 19 aprile 2026.
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Gli alunni che hanno partecipato: Arianna Sarnella (5B), Sofia Abaterusso (5A) e Arthur Thomas Bragaloni (3M) |
Sotto la supervisione del prof. Daniele Ribatti e della Dr.ssa Patrizia Pretto, tre studenti hanno analizzato le dinamiche di conservazione attiva e le strategie di rewilding attuate dall’organizzazione Rewilding Apennines.
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L’attività ha permesso di approfondire i pilastri della coesistenza tra attività umane e grandi carnivori, con un focus specifico sulla gestione dell’orso bruno marsicano e sulla creazione di Bear-Smart Communities. Attraverso il monitoraggio diretto, l’incontro con le unità cinofile antiveleno e l’analisi dei ripristini idrici del fiume Gizio, il percorso ha evidenziato l’importanza della Citizen Science e della mediazione culturale come strumenti indispensabili per la tutela della biodiversità. |
Le conclusioni degli studenti riflettono una maturata consapevolezza critica, trasformando i dati tecnici in una visione etica di responsabilità ambientale, in linea con gli obiettivi educativi del progetto MicroMar Global.
Introduzione
Il termine rewilding, in italiano rinaturazione, definisce un approccio alla conservazione che si basa sul lasciare che la natura si prenda cura di se stessa, diventando autosufficiente. In Italia, questo approccio è portato avanti dall’organizzazione Rewilding Apennines, in partnership con Rewilding Europe, in un’area di circa 525.000 ettari nell’Appennino Centrale. La rinaturazione può essere passiva, come accade quando l’abbandono delle terre coltivate permette al bosco di tornare spontaneamente, o attiva, ad esempio rimuovendo barriere nei fiumi o reintroducendo specie chiave.
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L’obiettivo di Rewilding Apennines è quello di favorire la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica, cercando di scardinare le credenze popolari che vedono gli animali come necessariamente dannosi e pericolosi.
Coesistenza e Narrativa del Territorio
Per comprendere a fondo il lavoro di questa associazione, abbiamo visitato Pettorano sul Gizio, un piccolo borgo sugli Appennini che, all’inizio del secolo scorso, contava circa 5000 residenti, mentre oggi ne ha poco più di 1300. È un luogo simbolo perché si trova proprio all’interno di un corridoio ecologico fondamentale per lo spostamento degli animali tra le aree protette. Abbiamo scoperto molto della storia dell’orso bruno marsicano, una sottospecie unica che vive solo in questa parte d’Italia. Ci hanno spiegato che l’orso ha rischiato l’estinzione: tra il 1872 e il 1912 è sopravvissuto solo perché l’area era una riserva di caccia esclusiva del Re. Dopo che la riserva fu chiusa, in un solo anno ne vennero uccisi 35 esemplari. Fortunatamente, nel 1922 è nato il Parco Nazionale d’Abruzzo e la popolazione ha iniziato una lenta ripresa. Oggi si stima che ci siano tra i 60 e i 90 orsi e l’obiettivo attuale è permettere loro di ricolonizzare nuovi territori in sicurezza.
Per capire come si monitorano questi animali, siamo andati al Castello Cantelmo, che ospita il Museo della Coesistenza e la Tana dell’Orso. Ci hanno mostrato le principali tecniche di monitoraggio, tra cui collari con GPS, fototrappole, grattatoi e rilievo delle impronte. È stato interessante vedere come Pettorano stia diventando una Bear-Smart Community (comunità a misura d’orso): per prevenire eventuali danni si usano cassonetti anti-orso e recinti elettrificati. L’idea è evitare che l’orso diventi “confidente”, cioè che si abitui troppo all’uomo e al cibo facile, perdendo la sua natura selvatica. Proprio per questo Rewilding si occupa di curare piante da frutto che un tempo erano coltivate e che ora sono abbandonate; ripristinare questi frutti nel bosco, soprattutto il ramno, serve a tenere l’orso lontano dai paesi: se trova cibo in montagna, non ha motivo di scendere a mangiare negli orti o dai cassonetti, riducendo i conflitti.
Sicurezza e Antibracconaggio
Una delle parti più emozionanti dell’esperienza è stata l’incontro con Julien e il suo cane Wild, un pastore belga di 2 anni. Wild è un cane addestrato specificamente per le unità cinofile antiveleno. Tra una coccola e l’altra, ci ha mostrato la sua obbedienza verso il padrone e come sia capace di identificare i bocconi avvelenati. Ci hanno spiegato che il veleno è ancora una piaga terribile in Appennino.
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Purtroppo, proprio nei giorni della nostra visita, sono stati trovati 18 lupi morti per avvelenamento. È un dato impressionante che fa capire quanto lavoro ci sia ancora da fare sulla consapevolezza delle persone. Anche il cortometraggio “Giro di Vite” ci ha insegnato come sia difficile denunciare il colpevole, nonostante sia spesso noto ai compaesani. Il problema alla base è che avvelenare i predatori era un’abitudine comune tra gli allevatori per proteggere il bestiame, quando ancora non era vietato dalla legge. Il veleno viene generalmente usato per i lupi, ma finisce per uccidere anche altri animali, specialmente i grifoni, poiché sono necrofagi (si cibano di carcasse). Oltre al veleno, i grifoni soffrono anche per la presenza delle pale eoliche, che possono causare incidenti mortali. In Italia questi uccelli sono stati reintrodotti dagli anni ’90 e ora se ne contano circa 300-400 esemplari; sono fondamentali perché sono gli “spazzini” dell’ecosistema e impediscono la diffusione di malattie.
Acqua e Ripristino Idrico
Abbiamo fatto una passeggiata lungo il fiume Gizio per parlare della rimozione delle barriere artificiali. Ci hanno spiegato come in 3 anni abbiano rimosso 5 briglie, ma per far fluire il fiume in modo naturale ne dovrebbero essere eliminate molte altre. È un lavoro complicato perché spesso bisogna acquistare i terreni dai privati che, per interessi personali, mantengono i prezzi altissimi.
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Durante la visita al Centro di Riproduzione del Gambero di Fiume, abbiamo imparato che questa specie è in drastico calo a causa del gambero della Louisiana, introdotto dall’uomo per scopi alimentari e di pesca sportiva. Questo gambero alieno si riproduce quattro volte più velocemente del nostro e trasmette la “peste del gambero”, un fungo che uccide le specie autoctone. Nel centro abbiamo visto come crescano i piccoli per poi rilasciarli nei torrenti dove la specie sta scomparendo. Proteggere l’acqua e queste specie minori è importante quanto proteggere l’orso, perché senza un ecosistema acquatico sano tutta la catena alimentare ne risente.
Conclusioni
Arianna Sarnella 5B: Dopo questi giorni a Pettorano, ho capito che la conservazione non si basa sul separare gli esseri umani dagli animali, ma sull’adeguarci gli uni agli altri. La strada giusta è quella della Bear-Smart Community: imparare a gestire la natura con intelligenza, usando la scienza per prevenire i problemi prima che accadano. Il futuro dell’Appennino dipende dalla nostra consapevolezza ed educazione e, proprio per questo, il lavoro di disseminazione che sta facendo Rewilding è essenziale. Vedere queste persone che credono così tanto in quello che fanno mi ha dato speranza sul fatto che l’Appennino possa davvero diventare un modello di convivenza.
Sofia Abaterusso 5A: Prevenire l’intervento negativo delle persone verso la fauna è essenziale per salvare l’ambiente; tutti dovremmo fare qualcosa per proteggere queste specie invece di danneggiarle. Noi siamo la causa di molti di questi squilibri, quindi spetta a noi invertire la rotta e rimediare ai nostri errori.
Ringraziamenti
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Si desidera esprimere la più profonda gratitudine a Rewilding Apennines per la straordinaria accoglienza e per aver reso possibile questa esperienza formativa nel cuore dell’Appennino Centrale. |
Un ringraziamento speciale va a Angela Tavone, Daniela Gentile, Mario Cipollone, Berenice Guinel, Valerio Reale e tutto lo staff per la generosità nel condividere competenze, storie e tempo prezioso. In particolare, ringraziamo:
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L’organizzazione Rewilding Apennines, per l’impegno costante nella tutela della biodiversità e per averci mostrato come la visione di un territorio più selvaggio e resiliente sia non solo necessaria, ma concretamente realizzabile.
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Julien e Wild, per averci aperto una finestra sull’importante e delicato lavoro delle unità cinofile antiveleno, trasmettendoci l’emozione e la dedizione che animano la lotta al bracconaggio.
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Making Apennines a Wilder Place |
Questa esperienza, nata all’interno del progetto FSL MicroMar Global, ha lasciato un segno profondo nella nostra consapevolezza ambientale, confermandoci che la passione e la scienza, se unite, possono davvero fare la differenza per il futuro dei nostri ecosistemi.
Prof. Daniele Ribatti










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