N. 36
Il progetto IMUN-MUNER è rivolto a tutti i discenti della nostra Scuola.
Tale progetto prevede che i discenti, nei panni di veri delegates delle Nazioni Unite, discutano tematiche di importanza globale per pervenire a risoluzioni utili per tutti i paesi partecipanti. La preparazione avviene in piattaforma e la simulazione finale in presenza, a Roma e a New York. L’inglese è l’unica lingua veicolare.
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Obiettivi e Finalità: Imparare a lavorare in team, a sviluppare l’abilità di mediation, le procedure del Public Speaking, a definire risoluzioni ONU, a implementare la conoscenza della lingua inglese. |
Un’esperienza che uno studente ha voluto condividere:
Dal 21 al 24 novembre più di cento ragazzi del nostro istituto sono stati impegnati nell’Italian Model United Nations, o IMUN. Si tratta di una simulazione del parlamento delle Nazioni Unite dove ragazzi provenienti dalle scuole di tutto il Lazio impersonano i delegati di diverse nazioni e devono cooperare per risolvere un problema comune nel miglior modo possibile. Ovviamente per cominciare non potrò che tessere le lodi della nostra Scuola che si è aggiudicata il premio di “Best Huge Delegation”, ovvero la scuola con più partecipanti e, soprattutto, più partecipanti premiati. È stata una grande soddisfazione per tutti gli studenti del Majorana, chiamati a ricevere “Honorable Mentions”, ben lieti di applaudire i compagni.
È stata senza dubbio un’esperienza insostituibile, formativa e divertente, resa possibile grazie alla referente IMUN del progetto, professoressa Midiri e a tutti i docenti che hanno dato un valido contributo al percorso, credendo in noi e nelle nostre capacità.
A parlarvi è un ragazzo che il primo giorno dell’evento non aveva idea di cosa fossero realmente le Nazioni Unite, come funzionassero, come si partecipasse o addirittura come si indossasse una cravatta. Alla fine di questo percorso ho imparato che le United Nations sono una cooperazione di Nazioni che, dopo sedute e giorni di studio, brainstorming e redazione di lunghi elenchi, forniscono ai paesi di tutto il mondo le migliori soluzioni che un’equipe di esperti e studiosi possa progettare. Non solo… ma ho imparato a cooperare con enormi gruppi di ragazzi e improvvisarmi leader, a parlare davanti a 1600 persone e a relazionarmi con il giusto linguaggio e l’abito formali. La timidezza non era contemplata: tutti si dovevano mettere in gioco e così è stato, grazie ad uno staff capace di tirare fuori il meglio da ognuno di noi.
Nella mia delegation eravamo quasi 120 ragazzi e siamo stati molto orgogliosi di collaborare in un’unica alleanza suddivisa in svariati gruppi, ognuno dei quali si occupava di un tema diverso. Alla fine dei 4 giorni, tutti noi , più di centoventi, avevamo contribuito alla risoluzione del problema affidadoci dall’UNESCO: “la protezione dei siti archeologici sottomarini”.
Ovviamente l’unica lingua accettata era l’inglese, che però non ha portato ad alcuna complicazione: anche i meno ferrati sono riusciti ad esprimersi (chi più, chi meno) e a comunicare agli altri le proprie idee, proposte ed emozioni.
Insomma, un’avventura che ha stravolto in modo positivo quella che altrimenti sarebbe stata la solita e ordinaria settimana di scuola, un’avventura che sicuramente ripeterò il prossimo anno.
Gabriele Melis del 4F

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