Il Majorana a Büyükada: un esperimento di ecologia integrale 

PROGETTO “Laudato si’ - Agenda ONU 2030” - a.s. 2023/2024

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N. 56

È errato “considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita” (Laudato Si’ 139 – Papa Francesco).

Esiste infatti una connessione strettissima tra il comportamento di una società, dei suoi sistemi economici e il livello di squilibrio che l’uomo può creare attraverso comportamenti inadeguati. L’eredità della rivoluzione industriale ci ha condotto a considerare lo sviluppo economico di un paese in stretta connessione con fonti energetiche non sempre sostenibili.

L’isola dove abbiamo scelto di portare il nostro interesse si trova nel mar di Marmara e fa parte dell’arcipelago delle isole dei Principi; un luogo naturalisticamente splendido, per la varietà di flora e fauna, ma allo stesso tempo un  luogo ricco di storia come il  famoso Monastero di San Giorgio Koudounas con il suo panorama mozzafiato che padre Ezechiele ci ha reso più unico con la sua accoglienza. L’isola appare con i suoi  coloratissimi vicoli che fanno pensare al sentimento di forte radicamento che gli uomini che vi hanno soggiornato, come Léon Trotsky, il rivoluzionario marxista russo, o i tanti personaggi famosi che hanno camminato su questo lembo di terra, hanno potuto provare. Qui religioni diverse si fondono in un unico grande sentire che equivale alla fusione con il cosmo. Così è facile ascoltare un monaco francescano, come padre Lucian che parla dell’importanza del  cammino dell’uomo sulle orme di Francesco, mentre un discepolo sufi procede lungo la Tarikat e danza il Semà per abbandonare il proprio nafs, il proprio ego fino a fondersi attraverso la meditazione con il cosmo stesso in un esercizio di avvicinamento a Dio.

Ma questa è anche l’isola che ha adottato un sistema di circolazione dei mezzi privati e pubblici con energia elettrica per salvaguardare l’ambiente, che ha rinunciato ai cavalli e alle carrozze che trasportavano merci e persone riducendo così l’emissione di scarichi di combustibili fossili. La Turchia, in questi ultimi anni, ha puntato molto sulle energie pulite, sul “vento e sul sole” per ridurre l’inquinamento.

L’isola è soprattutto un esempio di come la vita sia metafora del viaggio… di quanto sia piccolo il luogo che occupiamo e di quanta strada occorra fare in salita per trovare un senso, per avvicinarsi alla conoscenza come dicevano i grandi filosofi riferendosi alla “Verità” e all’amore come via verso la verità.

Da questa posizione si vede la grande città, la bellissima Istanbul con tutti i suoi colori e sapori, le differenze, la grandiosità, il chiasso, la maestosità delle moschee e la magnificenza delle chiese, a volte vicinissime, a testimoniare quanto questo dialogo sia possibile e quanta storia si attraversi lungo le vie. Ma quante storie oltre la storia? Quale volto di Istanbul vogliamo considerare? Istanbul è caleidoscopica… mutevole agli occhi di chi la guarda, elegante come una bellissima donna che sa attirare il guardo anche se “velata” e noi abbiamo abbiamo guardato i suoi occhi!

Se volessimo ad esempio considerare il volto della criminalità organizzata e delle corriere della droga sigillata in ovuli di lattice, o quello delle donne abusate provenienti dal Sudamerica o della tratta di uomini e donne… potremmo ascoltare le parole di suor Miriam che ci ricorda quanto sia difficile essere straniere e di quanto sia importante ascoltare il grido dei poveri in un paese straniero.

Allora cosa c’entra l’ecologia integrale con i migranti o con la criminalità? Per rispondere a questo quesito abbiamo bisogno di riconoscere che anche gli uomini sono parte di questo cosmo e per avviare il dialogo occorre accettare se stessi prima di  riconoscere l’altro. L’altro ha un’identità diversa che va salvaguardata proprio nell’ottica di un’ecologia umana dato che tutte le persone sono in stretta interrelazione con gli spazi urbani, rurali e familiari.

Come possiamo riuscire ad aiutare gli altri e non lasciarli gettati nel mondo?? Padre Eleuthère, un frate francescano congolese, avrebbe risposto che se ne può parlare sotto un albero. Consapevolezza, libertà, ricerca della felicità, pace, bellezza, tranquillità, dialogo, condivisione… queste le sensazioni dei ragazzi e delle ragazze protagonisti di questa esperienza che speriamo possa essere solo l’inizio di un modo nuovo di apprendere, di aprire gli orizzonti culturali, di abbattere i pregiudizi e di crescere in un mondo dove “nulla è scontato” dove tutto possa essere il risultato di un grande impegno e di una fatica che sola conduce alla soddisfazione.

Così Suor Miriam suggerisce ai ragazzi: “Stasera, prima di addormentarvi, fate un esercizio di libertà… guardate il vostro passaporto e toccatelo e siate fieri della vostra identità ontologica e civile. Essere italiani e parlare italiano in un Paese straniero senza un documento non ti identifica se non hai un documento!”

Voi lo farete, lo guarderete il vostro passaporto? E ancora… cosa può insegnare un viaggio se sei un viaggiatore e non sei un turista?

Prof.ssa Marina Santoro