Oggi il Liceo Majorana ha perso una perona speciale e tutti noi stamattina, saputa la notizia, siamo rimasti attoniti. Il professor Roberto Borri era un uomo straordinario e un professionista esemplare: sempre sorridente e disponibile con colleghi, collaboratori e studenti, mai una polemica sterile e sempre disponibile a prodigarsi per il bene della scuola.
Una vita intera trascorsa tra le aule del nostro liceo, prima come studente e poi come docente, come lui stesso ci ha ricordato in occasione del ricordo del cinquantenario del Majorana.
Solo due mesi fa, in occasione della festa per i pensionamenti, ci eravamo salutati con l’impegno che ci saremmo rivisti presto, ma, purtroppo, in “questa vita” non sarà più possibile e ciò lascia in tutti noi un dolore senza fine.
Riporto quanto scritto dai colleghi che hanno voluto salutarlo: “Salutare un amico e un collega é sempre difficile, salutare Roberto è impossibile. Avrei chiesto a lui un consiglio su cosa scrivere. Per una persona così allegra, vitale, gentile e disponibile non si possono usare verbi al tempo passato. A tanti saranno venuti in mente i versi di Guccini, dedicati ad un’amica “voglio però ricordati com’eri, pensare che ancora vivi. Voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi”. Roberto è anche questo: sorriso e ascolto, due elementi per lui imprescindibili.
Con i jeans e la camicia bianca perfettamente stirata, cammina sorridendo per i corridoi, canticchiando magari qualcosa, osservando gli studenti e scambiando due parole con qualche collega. Non si sfugge al sorriso di Roberto e ai suoi discorsi: incontra tutti, vuole conoscere tutti perché è curioso del mondo e della vita. Vuole condividere quel pezzo di giornata con te, chiedere se può essere utile, ricordare qualcosa di quando era lui ad essere tra i banchi della scuola che è la Sua scuola.
Non si può dire di più se si vuole evitare di essere banali e ci vorrebbe qualcuno veramente capace di scrivere di “emozioni”, come avrebbe detto il suo amato Battisti, che non siamo in grado di elaborare”.
E allora ciao, Roberto. Ti abbracciamo e ti sorridiamo perché tu avresti fatto così.
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