Laboratorio di Antropologia culturale a Büyükada-Istanbul (Turchia)

A.S 2024-2025

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Il Majorana torna a Büyükada con un gruppo di studenti e i docenti R. Astuto e M.  Santoro  e  un nuovo progetto che, mentre guarda con rispetto e dedizione alla bellezza di questo territorio, getta uno sguardo nuovo sulla cultura dell’incontro.

Arte, religione, filosofia si uniscono  per ricercare il senso autentico dell’incontro che rappresenta l’origine della storia dell’uomo e del progresso della civiltà.

L’isola di Büyükada rappresenta il nostro punto di partenza per dare origine ad una riflessione sull’importanza e la tutela del nostro patrimonio naturalistico, nella prospettiva di costruire una stretta relazione con l’uomo, con la cultura della diversità non solo floreale e faunistica ma soprattutto del confronto e del dialogo con gli altri.

Nel dialogo inter-religioso, nel rapporto con culture diverse e storie di vita originali si costruisce con i giovani studenti del Majorana una nuova cultura dell’uomo con l’uomo.

Padre Eleuthère, un frate francescano congolese, che ha il sorriso più bello del mondo, ci accoglie nella sua parrocchia sull’isola secondo la tradizione francescana e il viaggio comincia all’insegna del lascito di “Francesco”e  del suo CANTICO.

Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua, la quale è molto utile, umile, preziosa e casta. … Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.

Così padre Lucian dà inizio alla sua riflessione parlando dell’importanza di mettersi in cammino e di liberarsi dalla prospettiva degli accidenti, nel senso aristotelico, per un esercizio di senso. Voi come vivete la vostra  vita? Dove state andando? Quale direzione volete dare alla vostra esistenza?

Le numerose escursioni sull’isola ci consentono di scoprire luoghi inediti ma soprattutto di riflettere sui nostri limiti e celebrare i nostri successi. La sera nel momento del briefing analizziamo le nostre emozioni, positive e negative, progettiamo la giornata futura e miglioriamo la concentrazione utilizzando la mindfulness… ritroviamo il filo, tracciamo sentieri nuovi nella vita emotiva, regoliamo il nostro orologio biologico riconnettendoci al qui ed ora.

Mentre la giornata volge al tramonto e il cielo si accende di fuoco con il  sole incandescente dell’oriente, il canto del muezzin dai minareti  richiama alla preghiera e ci ricorda quanto siamo fragili in questo lembo di terra.

L’isola con i suoi inediti e variegati paesaggi ci consente di fare attività di orienteering  con l’ausilio di APP di nuova generazione con il fine di aumentare la consapevolezza, migliorare la funzionalità del gruppo e sperimentare gli effetti delle proprie scelte.

Salire e mettere alla prova se stessi per raggiungere a piedi l’ Aya Yorgi Manastırı e soprattutto fare  l’incontro con Padre Ezechiele ci dona un’ulteriore energia e ci fa comprendere cosa sia l’accoglienza.

In una magnifica giornata di sole, quando tutto intorno è silenzio, abbiamo l’opportunità di visitare le grotte e le sale interne del Monastero e la fonte sacre (Ayasma). Ascoltiamo il racconto di Ezechiele, un monaco greco ortodosso, e soprattutto apprendiamo come questo luogo sia meta di pellegrinaggio anche per i  fedeli musulmani, in questo contesto ibrido tipico di Istanbul, comprendiamo quanto di più vicino ci sia al concetto di unità e armonia con l’Universo.

 Salire nel punto più alto dell’isola comporta una certa dose di fatica, ma il panorama che si gode vale tutta la fatica
San Giorgio Kudunas (Kudunas dal greco kouduni che significa campanello perché il santo era il guaritore dei folli che portavano un campanello) si trova sull’isola di Büyükada  nel mare di Marmara di fronte a Istanbul. L’incessante pellegrinaggio unisce nella preghiera musulmani, armeni, cristiani ortodossi e cattolici. In questo luogo arrivano migliaia di persone affrontando a piedi la ripida salita (affrontando il faticoso cammino anche a piedi nudi) in mezzo al bosco che conduce al monastero, ognuno con la propria storia, ognuno in cerca del contatto col divino.

Il nostro desiderio di ritrovare negli elementi naturali il nucleo fondante della vita stessa, ci porta ad avvicinarci a quanto di più semplice vi sia nell’arte dell’ebru ovvero la magia di trasformare l’effimero in realtà.

Acqua e colore si fondono e creano un nuovo equilibrio che, secondo la tradizione originaria di Bukhara, diffusosi lungo la Via della Seta fino in Iran, India e nei Paesi Arabi ha acquisito presso gli  Ottomani il valore di base su cui scrivevano i calligrafi. Gli esemplari più antichi, risalenti al 1447, sono esposti nella biblioteca del Palazzo di Topkapı.

Anche questa forma d’arte che richiama al divino, riconduce alla parola, racchiude il pensiero, si accompagna alla poesia, diviene musica, e se la resa calligrafica ha valore d’arte si possono raggiungere allora i più alti valori dell’estetica religiosa.

A presentarci questa antichissima forma artistica è Nail Dede,  lo sceicco dei Sufi, venuto per noi nella sede della Fondazione Internazionale Mevlana  per concludere con il canto di una preghiera sufi accompagnata da suono del suo tamburello.

La calligrafia diventa allora il dialogo diretto con l’Armonia divina.

Il laboratorio di acquerello si unisce al concetto di disciogliere pigmenti e dunque frammenti di luce nell’acqua che acquista forma e dimensione riportando all’origine, al simbolismo dell’inconscio, della vita come nascita e rinascita.

L’incontro con l’ambasciatore Kenan Gürsoy alla fondazione Cenan ci infonde una nuova visione, ovvero il concetto dell’armonia nella diversità come parte dalla considerazione che ogni uomo sia costituito dalla stessa sostanza dell’altro uomo e che insieme siano essi stessi parte della creazione divina.

Se ognuno di noi ha come riferimento queste differenze, questa molteplicità e con questa consapevolezza tende al principio di Unità, dà a se stesso la possibilità di creare nel suo pensiero Armonia e Pace. E questa per il sufismo non è solo una considerazione filosofica ma una realtà etica poiché il sufismo e l’Islam stesso hanno sempre posto l’accento sull’importanza dell’Uomo e la riflessione esistenziale non è una riflessione libresca.

“C’è una via che va dalla molteplicità dei colori all’assenza di ogni colore: il colore assomiglia alle nubi, e l’assenza di colore alla luna.” (Rumi)

Scopriamo che il  tema fondante intorno cui ruota la poesia di Rumi e il suo Sufismo come strada verso l’Assoluto è l’unità dell’Essere inteso come amore, ‘eshq, forza cosmica che attira tutte le creature verso la luce, origine di ogni cosa esistente.

Ecco il mistero della Unicità: la molteplicità nell’Uno e l’Uno nella molteplicità”

Un viaggio che ci ha restituito la consapevolezza di essere granelli di sabbia in un universo infinito uniti in una stessa sostanza  che esprime i suoi molteplici punti di luce come in prisma, dove i tanti frammenti di specchio siamo noi.

Ebru ed acquerello insieme per unire due culture nell’arte, per unire il concetto di pigmenti di colore e acqua, come frammenti di luce.

Prof.ssa Marina Santoro